Che faccio? Lo apro o non lo apro? O forse sarebbe meglio dire: "Parto o non parto"?
Cos'è sto coso?
Xavier m'è sembrato troppo gentile, amichevole. Troppo affabile. "Ciao, come stai? Daria mi ha parato tantissimo di te... ti vedo in forma... Sono contento che tu parta..."
Cosa avrà mai potuto dirti di me, che neanche noi ci conosciamo! "Sei in forma"? Cosa significa: "Sei in forma"? Mi vede in forma... mah? E poi è contento che io parta...
Perché mai? Che se ne frega, di me, di Daria, della mia partenza... Chi è questo qui? e poi cosa c'è nel pacchetto, voglio sapere!
Daria al telefono è stata elusiva: "Niente... niente di importante..."
Perché non me lo dici?
Forse perché non me lo puoi dire.
Non so che fare.
Lo butto... m'invento una scusa, dico che l'ho lasciato sul treno a Parma? O non parto proprio, invento una scusa e poi lo restituisco a Xavier...
Non so che fare.
Cosa ci sarà dentro?
Droga. Marijuana, hashish, cocaina... o magari una pistola, una con cui magari hanno fatto una rapina... o hanno ucciso qualcuno...
Cosa dico al finanziere col cane super eccitato che strattonerà con la bocca il mio borsone? Cosa gli racconto?
Sono agitato. Ora la chiamo e le chiedo cosa c'è dentro... non mi può dire "Niente"!
Me lo deve dire. Così faccio la figura del pirla. Però se è droga e non le chiedo niente la faccio lo stesso!
Miiii... che palle. E intanto non riesco a chiudere occhio.
Non credo sia una pistola, non pesa tanto...o magari è un coltello...
Basta, sono stanco, mi si chiudono gli occhi e vorrei non avere in mano questo maledetto pacchetto.
Questo non è un BLOG vero, ma un romanzo che verrà scritto di giorno in giorno; io lo definisco un "blogromanzo". La storia non è nota neanche a me. La svilupperò di volta in volta, anche raccogliendo i consigli dei vari eventuali lettori. Buona lettura. P.S. per chi si accinge a leggere per la prima volta suggerisco di cominciare dal primo capitolo, pubblicato a luglio 2011. Come tutti i romanzi, anche questo deve essere letto dall'inizio.
mercoledì 31 agosto 2011
martedì 30 agosto 2011
28 – Parto per Brescia - Giuseppe
Non posso! E’ stata la ragazza di mio cugino… come lo potrei giustificare?
Lui fa il gradasso, parla di lei come se fosse una "zoccola". Mi da fastidio.
Vorrebbe mascherare il dolore, il dispiacere, la tristezza che lei gli ha lasciato dentro. Il vuoto che vorrebbe colmare presto ripartendo per Bologna. Ma si vede che sta male.
Le ho telefonato ieri. E’ ritornata a Brescia, a casa dei suoi. Andrà a Bologna dopo ferragosto.
Ha fatto lei il primo passo, decisa come quella sera.
“Che è successo quella sera?”
“Non lo so, dimmelo tu?”
Con tono sfottente: “Ci hai provato, eh? Mi hai baciata sulle labbra, eh?”
Io, da finto innocente: “No no, io non ho fatto proprio nulla… ma se ci siamo solo scambiati due innocenti bacetti sulle guance!”
“Innocenti bacetti… a me non sono sembrati proprio innocenti. Hai cercato le mie labbra.”
“Anche tu.”
Silenzio
“Anche io”.
Ora seri.
“Che significa questo?”
“Non lo so. Secondo te?”
“Che fai domenica prossima? Voglio venire da te.”
Domani partirò per Brescia. A Federico ho detto che sarei andato a trovare un amico di Milano. M’ha guardato senza dire nulla. Ha capito. “Non fare cazzate, Giusè, … certe cose poi si vengono a sapere…”
Ho abbassato lo sguardo, colpevole.
Non mi importa di quello che è successo qui, dell’arresto, di Andrea, né di Xavier. Sono preso, ormai, sono cotto. E’ lei l’ultimo pensiero prima di addormentarmi. E’ lei il primo pensiero al risveglio... meno male che sogno poco.
Ormai ci sentiamo almeno 10 volte al giorno. Non esco con Federico e Giammichele perché non saprei come nascondere le telefonate. Come le potrei giustificare?
Mi piace ascoltare la sua voce, immaginarla in un angolo della sua stanza, sul letto, rannicchiata, che chiacchiera con me. Non la vedo, ma sento il suo sorriso, lo immagino nei suoi occhi, nella sua voce dolce, tenera, gentile.
L'ho sentita stasera.
"Il treno partirà alle 6. Cambierò a Parma. Dovrei arrivare alle 4, del pomeriggio".
"Non vedo l'ora... Ti devo chiedere un piacere: ti ricordi di Xavier, quel mio amico che ho incontrato al mare? Ti darà un pacchetto per me. Ti dispiace?"
"No, no..."
Ora sono al bar che aspetto Xavier.
L'ho sentita stasera.
"Il treno partirà alle 6. Cambierò a Parma. Dovrei arrivare alle 4, del pomeriggio".
"Non vedo l'ora... Ti devo chiedere un piacere: ti ricordi di Xavier, quel mio amico che ho incontrato al mare? Ti darà un pacchetto per me. Ti dispiace?"
"No, no..."
Ora sono al bar che aspetto Xavier.
lunedì 29 agosto 2011
27 - Nuova vita - Daria
La piscina? Ho deciso di smettere con le gare. Mi piace, mi fa stare bene, ma voglio più tempo per fare altro.
Andrea? Basta, capitolo chiuso, fine, stop. Forse non era lui in auto, ma l'occasione era propizia e non potevo lasciarmela scappare. Se ne farà una ragione.
La scuola? Mi piace la nuova condizione. Esco con gli amici. Sono al quinto e l'anno prossimo voglio andare all'università. A Bologna.
Senza Andrea, senza le gare, riesco ad essere sempre disponibile quando Terry o gli altri mi chiamano. Mi piace.
Se sono a casa i miei sono più calmi. Non voglio che si preoccupino per me. La botta che hanno preso quando furono chiamati in questura l'hanno smaltita dopo qualche mese.
Loro sono sereni, io sono serena e questo mi va bene. Ho bisogno di tranquillità; non voglio stres e strapazzi o obblighi.
Chatto molto. Soprattutto con gente che non conosco. In ogni chat room vesto panni diversi. Sesso, età, colore dei capelli, forme. Ho notato che non importa se sei bionda o mora, bassa o alta, se porti la quinta o la prima. Dall'altra parte c'è sempre qualcuno a cui vai bene come sei, anche perché il desiderio di tutti é sentirsi apprezzati, desiderati. Consci che l'intrigante interlocutore con cui si scambiano effusioni più o meno esplicite, che magari si dichiara alto, bruno con gli occhi verdi, universitario, giocatore di pallavolo in realtà é la tua vicina del piano di sotto. O tuo cugino, adolescente cicciottello e brufoloso.
Che importa?
In chat sono come Paola della canzone di Tiziano Ferro. Di notte scalpito, strillo, tuono, canto anche con duecento principi, ma l'indomani torno in me, la brava ragazza di sempre, quasi ingenua. La noia mi trasforma nella dama del castello, protetta dall'impenetrabile corazza del mio PC, senza dover per forza essere me stessa.
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